L'AVVENIRE DI UN POETA Un poeta che compone i versi, e senza alterarne la struttura fondamentale, utili ora a chiarire meglio un concetto, ora a rendere più viva un'immagine, ora a completare con più numerosi particolari con una descrizione moderna, ora a completare la memoria, ora a mettere in risalto un termine morale artistico. La poesia trae l'ispirazione della natura di vita e d'animo. L'immaginazione è la somma delle operazioni di tutte le facoltà dell'uomo: sensi, memoria, fantasia, sentimento, intelletto, volontà. L'estro poetico che è di natura spirituale che estrae a caso un'immagine qui, un'idea là.

 

 

 

 


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martedì, 30 gennaio 2007


 

   Ho scritto nel diario del mio cuore

   tutte l’emozioni che m’hai donato,

   le favolose gioie dell’amore

   e le delizie che m’hai sempre regalato.

 

   Su ogni rosa ho scritto:amore, amore,

   sulle mie labbra il tuo nome ho tatuato,

   quel nome che mi dà tanto calore

   come il tuo bacio di profumo colorato.

 

   Ho scritto lungo il viale della vita

   l’immensità del nostro grande amore,

   ove una rosa non si è mai appassita

   perché ha messo la radice nel mio cuore.

 


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venerdì, 26 gennaio 2007


 

 

Al cinguettar del pettirosso mi desto

e triste mi ritrovo a nuova vita,

scruto intorno con lo sguardo mesto,

cerco qualcosa che mi fu rapita.

 

Nel sogno mi sei tanto vicina,

allor cullato di cotanto amore

dimentico ogni pena, o mia divina,

e stretta a me ti tengo come un fiore.

 

Ma nel destarmi tu sparisci e muori

e la malinconia il cuor mi gela!

Navigo in un mare di dolori,

su una barca senza rotta e senza vela.

 

In quel mare gettar vorrei queste mie pene

e sbarcare nel dolce mondo dell’amore,

là dove un bene cerca un altro bene,

là dove un cuore cerca un altro cuore.


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giovedì, 18 gennaio 2007


  

 

 

DIVINA

 

        Ti contemplo con la passione languida d’amore,

con la struggente voglia d’un’amante,

con quell’ardor che divampa nel mio cuore

cercandoti nel nulla ogni istante.

 

Ma dove sei, dolce beltà divina?

In quale amaco s’assopiscono le forme?

Mi sei lontana, ma t’odo a me vicina

come in un sogno evanescente  e informe.

 

Mi sfugge la figura, irraggiungibile è la meta,

e nell’incoscio amaro dell’immaginario

il mio cuore or s’attrista, or s’allieta

e navigar si sente in un calvario.

 

Di quanta soavità, quel Dio supremo,

vestire volle la sublime tua figura?

Darti lo splendor immenso, estremo,

che possedere può soltanto madre natura?

 

Più ti miro e più sento il cuore favellare

frasi che d’altro non parlano che d’amore:

è mai guardando il dolce ciel stellare,

ma mirando rimirando tutto il tuo splendore.

 

Splendono gli occhi tuoi del dolce raggio

che ridestare fa ogni gelato cuore

come ridestar fa il caldo maggio

la sonnolenta vita d’ogni fiore.

 

La grazia, la beltà, la melodia,

i gesti, i lineamenti, la simmetria,

le movenze, la geometrica sincronia:

tutto racchiuso nella più sublime poesia.

 

Tutta vestita di fulgido splendore

in un scintillar di stelle colorate

che il ciel ti donò con tanto amore

e d’oro tutte quante l’ha imbrattate.

 

Ove tu vivi eterno resta il giorno,

il sole splende d’oro cristallino,

chi t’incontra mai più farà ritorno,

ma notte e giorno ti starà vicino.

 

Vicino col corpo, con la mente e con il cuore,

in un vortice furente di passione,

in un tripudio ardente di quell’amore

che spesso dar non sa che disillusione.

 

(ispirato da mio fratello Rocco A. - 17/1/2007)

 

 


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domenica, 14 gennaio 2007


 

 

SOAVE

 

Mia fulgida stella,

dolce soave amore,

sei ancor più bella

d’ogni magico fiore.

 

Sei tu divina, pura,

d’ogni beltà sei pria,

luce che mai s’oscura,

luce che ognun desia.

 

Di venere più bella,

del sole più radiosa,

sei frale, tenerella

come un bocciol di rosa.

 

Fai palpitare il cuore

D’ogni bramosa voglia,

nell’alma mia un tremore

come al vento la foglia.

 

Io ti miro e fremo,

pavento ogni mio agire,

sono imballato e cremo,

mi sento di morire.

 

Sei dolce, celestiale,

sei ogni caro bene,

nel mio cuore un fortunale

che spezzar vuol le catene

 

di questo pavido cuore.

Voglio la libertà

di questo immenso amore

che prigioniero mi fa.

 

Voglio delle stelle il cuore,

della luna il manto

per te, immenso amore,

per te mio fior d’acanto.

 

Sento nel cuor la squilla,

sento forte il desio,

la tua beltà ch’assilla

tutto l’esser mio.

 

Amarti è il mio desio

fino all’eternità,

entrare in te con dio

e la mia felicità.

 

(composto da mio fratello Rocco A.)

 


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martedì, 09 gennaio 2007


 

IL PIANTO D’UN FIGLIO

 

I giorni sono freddi, ormai,

senza il tuo amore, mamma.

Sei andata via e più non tornerai

a spegnere,del dolor,la mia fiamma!

Odo ancor negli occhi miei

il mormorio del pianto!

Cosa per ridarti la vita non farei!

T’ho amato e t’amo ancor tanto.

S’è spento il focolare dell’amore,

s’è spento il tuo sorriso, madre mia,

nel cuor echeggia il pianto, il dolore,

la vita è piena di malinconia.

Vedo dinnanzi a me

l’ombra d’una croce,

solo essa è vera!

Il pianto mi sopprime

allor la voce,

è dentro al cuore

echeggia una preghiera.

Oh, madre, madre mia!

Bontà dei figli tuoi,

or nell’oscura via,

guidaci ancor, se puoi!

D’ogni alba incerto

È il cammino,

fisso lo sguardo nel nulla!

Te cercando, madre,

ritorno bambino,

ma tu sei nella terra brulla!

 

(ispirato da mio fratello Rocco A.)

 

 

 


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venerdì, 05 gennaio 2007


 

 

DORME LA NOTTE

 

Dorme la notte,

il cielo è sereno!

Lieto s’ode, della terra,

il respiro.

Posa la luna,

col suo raggio dorato,

su ogni figura

che la notte disegna.

Vien dallo stagno

un gracidar che rompe,

della notte,

il silenzio.

S’inseguon le stelle,

formando una scia,

di saette brillante,

che incendiano il cielo.

Quando il giorno ritorna

la luna si spegne,

tacciono i grilli,

la rana s’asconde.

A frotte le donne

dirette al mercato

parlando del sogno

che la notte ha portato.

 

(composto da mio fratello Rocco A.)

 


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mercoledì, 03 gennaio 2007


 

 

IL GIORNO IN CUI

 

Il giorno in cui fiorì il loto,
ahimè, la mia mente era persa
e io non me ne accorsi.
Il mio cestino rimase vuoto
e il fiore inosservato.


Ogni tanto però
una tristezza mi prendeva
mi svegliavo dal mio sogno
e sentivo nel vento del sud
la presenza dolce di una strana fragranza.


Quella vaga dolcezza
come desiderio tormentava il mio cuore
sembrava l'alito ardente dell'estate
in cerca di soddisfazione.


Non sapevo allora
che era così vicina
che era già mia
che questa dolcezza perfetta
era fiorita
nel profondo del mio cuore.

 

~ Rabindranath Tagore ~

 

 


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