L'AVVENIRE DI UN POETA Un poeta che compone i versi, e senza alterarne la struttura fondamentale, utili ora a chiarire meglio un concetto, ora a rendere più viva un'immagine, ora a completare con più numerosi particolari con una descrizione moderna, ora a completare la memoria, ora a mettere in risalto un termine morale artistico. La poesia trae l'ispirazione della natura di vita e d'animo. L'immaginazione è la somma delle operazioni di tutte le facoltà dell'uomo: sensi, memoria, fantasia, sentimento, intelletto, volontà. L'estro poetico che è di natura spirituale che estrae a caso un'immagine qui, un'idea là.

 

 

 

 


oggi
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005

 


 



moon phases
 

 

Sono passati *loading* Amici

 

 

 

Seconda Stella a Destra
Ginevra2000
Fairy Graphics
Blog Host & Source
by Splinder

script lucyweb



 

Immagini, contenuti e marchi citati in queste pagine sono copyright dei rispettivi proprietari.

 



 

sabato, 22 dicembre 2007


 


Pensieri scritti da Pietro121 alle 23:57 |
permalink | commenti (15) |
categoria:
| Torna su
 

 

sabato, 08 dicembre 2007


 

ANGELI COL VOLTO DI FANGO

 

 

                   Sul volto una vita già vissuta

                   e di povertà satolla all’infinito

                   che buon vedente nota, guarda,addita

                   la nudità già priva di ruggito.

 

                            Quanti bimbi seminati per la via

                            senza più luce lungo il lor cammino,

                            scevri di paterna compagnia

                            che la pietà commuove anche il divino.

 

                   A loro dato fu solo la vita,

                   il resto nudità triste, integrale.

                   Concessa mai gli fu quella partita

                   che distinguere li fa dall’animale.

 

                            La povertà gli stringe forte il cuore,

                            la fame li tormenta e li distrugge

                            con accanito e disuman furore,

                            mentre nel petto il mal forte gli rugge

 

                   Sono angeli col volto pien di fango

                   avvolti da quel nulla della vita

                   che solo al pensier vedo già che piango

                   dicendomi: “ Perché fu concepita!?”

 

                            Forgiati sono d’ogni sofferenza

                            con nudo il corpo, macilento il viso

                            che par nati sono a far penitenza

                            ed essere privati dal sorriso.

 

                   Di cenci, la lor pelle martoriata,

                   s’asconde da quel sol che poco brilla

                   emanando luce tenue, abbacchiata

                   che mai sa dar splendore alla pupilla.

 

                            Inermi come uccelletti implumi

                            e con le ali mozze dal dolore,

                            non san pregare, né chieder lumi

                            di dove abita la vita, oppur l’amore.

 

                   Poveri, tristi, soli, abbandonati

                   sull’erma via d’ogni uman calore,

                   e fin dal dì  in cui sono nati

                   mai ebbero un pasto caldo, caldo d’amore

 

                            Privi d’ogni affetto e di carezza,

                            di quel respiro d’aria familiare:

                            il loro pane è solo la tristezza

                            che dai suoi fisi occhi cruda appare.

 

                   L’immagine che appare è l’infinito,

                   quel volto che asconde la figura

                   causando sempre al cuore quel ruggito

                   che infonde all’alma forte la paura.

 

                            Dura e spettante sempre appar la scena

                            di qui volti mesti e chiusi nel mistero

                            che danno al corpo tanta rabbia e pena

                            da far sentire addosso il mondo intero.

 

                   Scheletriti e dalla fame consumati,

                   lasciati come fossero detriti,

                   miseri, con gli arti anchilosati

                   e da nessun amore mai nutriti.

 

                            Quante volte s’ode un fil di voce

                            che chiede a Dio:” Perché siamo nati

                            e senza peccato già portar la croce

                            che senza pietà sentir ci ha stritolati!?”

 

                   (composto da mio fratello Rocco Albanese)


Pensieri scritti da Pietro121 alle 00:25 |
permalink | commenti (10) |
categoria:
| Torna su
 

 

domenica, 02 dicembre 2007


 

… E LA CHIAMO’ MAMMA

 

                   S’ode un vagito mesto, disperato!

                   è il vagito d’un bimbo appena nato,

                   un umile e indifeso fiorellino

                   avvolto nella ragnatela del destino.

 

                            Inscatolato, messo tra i rifiuti,

                            a poche ore di vita ancor non compiuti,

                            da colei che senza pianto al cuore

                            l’ha seppellito nel più squallido fetore.

 

                   E’ tanto triste e amara la sua sorte

                   nel trovarsi già a cospetto con la morte

                   prima di sentire il tepore del sole

                   e l’effluvio delle  sublime viole.

 

                            L’insano grembo che l’ha partorito

                            pietà non ebbe di quel fragile vagito

                            che alla luce s’apriva come un fiore

                            chiedendo solo briciole d’amore!

 

                   Nulla gli fu concesso della vita

                   se non giocarsi con la morte la partita,

                   partita senza gioco e senza storia,

                   partita senza luce di vittoria!

 

                            Il freddo gelo gli rubava il cuore

                            e pian piano s’appassiva come un fiore.

                            Con la manina tesa cercava una carezza,

                            un caldo bacio, una piccola dolcezza,

 

                   un caldo bacio che gli scaldasse il cuore,

                   un caldo bacio colorato d’amore;

                   ma la tenebra gli copriva l’esile vita

                   lasciando sanguinante la ferita.

 

                            Dov’era l’infanticida snaturata

                            a non udir la dolorosa voce

                            di quella creatura abbandonata

                            che già portava il peso della croce!!!?

 

                   Un randagio che verso là menava il passo

                   poco mancò di prendere un collasso

                   quando l’olfatto gli parlò d’umana morte,

                   allora sentì al cuore un dolor forte

 

                            ed una lacrima dagli occhi suoi spuntare,

                            guardò il cielo e cominciò ad ululare!

                            Le stelle quando udito hanno quel pianto

                            scesero sulla terra vestiti da un radioso manto,

 

                   vestirono quel bimbo di splendido sorriso

                   e cullandolo l’hanno portato in paradiso.

                   Lo posarono tra le braccia della Vergine Maria,

                   colei che raccoglie tutti i bimbi gettati per la via.

 

                            La Vergine se lo strinse forte al cuore

                            e lo coprì di materno amore.

                            Il bimbo, allor, sentì d’amore la fiamma

                            guardò la Madonna e la chiamò mamma.

 

                   (composto da mio fratello Rocco Albanese)

 

 


Pensieri scritti da Pietro121 alle 16:06 |
permalink | commenti (4) |
categoria:
| Torna su
 


 

 

 

Blogger: Pietro121
Nome: Pietro


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

 

 

 

***

 

 

Clicca qui per iscriverti a Grafica e poesie

 


utente anonimo in  … E LA ...
Darkangel7 in    &n...
gelidocapriccio in    &n...
Melien in    &n...
Missblueyes in    &n...
Chiararita72 in    &n...
Melien in    &n...
Lianna in    &n...
Buttefly in    &n...

 

 

 

se desideri vedere le valli,sali sulla cima della montagna; se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati fin sopra la nuvola, ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa. Kahlil Gibran

 

Image Hosted by ImageShack.us

 

 

Adriano
Ahyme
Alessandra
Amalia
Amici nel parco
Angolo delle immagini Sisu
Anna
Antonella
Bea
Butterfly
caranostalgia
Diana
Edo e le storie appese
FANTASIA DI COLORI
Francesca
Ginevra
Gio2411
Il Mondo di Pinky
il pettirosso
la perla rosa
Lianna
Maidiregrafica
Maryta
Melien
Melien2
Melien3
Missblueyes
Mobbing sisu
piccolofioreblu
Pinuccia
Poesia e mobbing
Poesiaegrafica
Romy
Rosa
Rosa 2
Rosablu72
Rosacreations
RosaRossa
RosaSpina
Sisucolori
Una Immagine al Giorno


 

 

 

inserire qui

 

 

 

 

 

***