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sabato, 22 marzo 2008
PASQUA DI VITA
Se ognuno sapesse quanto bene può fare
con qualche gesto o qualcosa donare
la vita per tutti sarebbe migliore
e i problemi risolti con bontà e calore.
Ce lo insegna il Vangelo di volerci bene
rispettando ed amando che a tutti conviene
restando vicini nella gioia e nel dolore
sentirsi fratelli con l'amore nel cuore.
Invece oggidì c'è d'avere paura
la vita diventa sempre più dura
non si bada a nessuno solo a sè stessi
si và sempre di corsa senza fare progressi.
L'anziano è più solo ed ha tanto bisogno
della vita trascorsa non rimane che un sogno
nessuno lo aiuta è da tutti scordato
soffre in silenzio stanco e malato.
Manca tanto l'affetto e la carità
si diventa più duri siamo senza pietà
il soccorso è finito si ha altro da fare
si vuol viver la vita senza altro pensare.
Ma almeno a Pasqua che sta ritornando
facciamo un esame senza nessun rimando
dare un pò di letizia non ci costa niente
come fare un augurio a tutta la gente.
Ma l'augurio più bello ci viene dal Cielo
con Gesù che risorge dalla morte e dal gelo
e affinchè questa festa rimanga nel cuore
ci si convinca che la vita è un gesto d'amore.
(trovato nel mio cassetto autore sconosciuto R.D.)
Pensieri scritti da
Pietro121 alle 16:51 | martedì, 11 marzo 2008
LO SPECCHIO DELLA VITA Quante storie della vita,
l’invasione degli strozzini.
C’è chi corre, chi va piano,
lungo tutto il suo cammino.
Pensieri scritti da
Pietro121 alle 17:16 | sabato, 08 marzo 2008
Oggi è un giorno che da 100 anni segna l'emancipazione della donna e siccome per me, EMANCIPAZIONE, significa riconoscere la propria dignità e quella altrui, questo è per tutte le mie amiche un messaggio di pari opportunità, in cui, secondo me, la libertà di realizzarsi come donna non dovrebbe dimenticare ciò che è completo se si fa insieme all'universo uomo.
Pensieri scritti da
Pietro121 alle 21:54 | martedì, 04 marzo 2008
Ciccio e Tore TRAGEDIA Chi vi gettò nel pozzo gli angioletti?
Chi mai vi commise l’atto infame e diede sepoltura a quei bimbetti? “Senz’altro un vile pregno di letame!” Quale viltà commise l’autore? Orrendo fu lo gesto, vile la natura! Ma Tu dov’eri, o mio Signore? o forse non ti toccò quella lordura? Perdona se quest’ira mia violenta m’induce al Tuo divino amore assente, ove il male tutto annienta e con ferocia dà morte e dolore. Nessuno udì la dolorosa voce implorante nell’estremo della vita, giacente sotto il peso d’una croce che morte causò la sua ferita. Il macabro, l’orrendo, il disumano, il volto non più volto, il corpo imputridito che al mondo vi donò quel gesto insano, ha solamente dell’inaudito. E’ qualcosa che prende e strazia il cuore, qualcosa che impedisce di capire, una voce gigantesca di dolore che dona tanti perché a non finire. Solo Tu, certo, udisti la richiesta di chi sentiva in petto già la morte, ma in quel tuo cuore, che mai si desta, non s’udì il cigolio delle porte, quel filo d’amore, o la pietà paterna, un tendere pietosa la Tua mano! Nulla! Oh, quanto questo mi costerna e quanto m’agghiaccia il pregar vano! Abbi di me pietà, o mio Signore, offesa non Ti faccio, è solo sfogo, è voce estrema forte di dolore che torturami sento sotto il giogo per lo strazio e le apparse ossa pietose degli angioletti di Gravina, angioletti gettati nell’oscura fossa da mano trucida, sordida e meschina. Perché non vi arrivò l’umana mente a quell’infido pozzo della morte, ove lo strazio fu dolente e forte? “ La tomba era lì, già preesistente!!!” ROCCO ALBANESE
Pensieri scritti da
Pietro121 alle 22:27 | lunedì, 03 marzo 2008
Bacco taciturno e malandrino sempre si beò tracannando vino, e quando la sua vista era annebbiata alla sua bella cantava la serenata. Il dì avvenire nulla più rimembrava, solo divino nettare ancor cercava. Allor sentiva l’alma felice e lieta e nel suo cuore l’estro del poeta. Cantava e decantava tanto quel rosso fino al punto d’essere promosso a i supremi allori della gloria passando di diritto,poi, alla storia. Da i romani incoronato a dio dell’uva e della vigna prosperosa che dona a l’uomo quel gran ben di Dio che suggellare sa bene ogni cosa. Morì tenendo sempre a lui vicino una caraffa colma di roso vino e un grappoletto d’uva malvasia per farsi anche da morto compagnia. (composto da mio fratello Rocco A.)
Pensieri scritti da
Pietro121 alle 17:35 |
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utente anonimo in … E LA ...
Adriano
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